GEN Z, come stai? Radiografia di una generazione

Un seminario progettuale ha messo a confronto alcuni attori sociali che hanno ragionato attorno ai risultati emersi dall’indagine promossa da Beate Vivo Farm dalla quale emerge che i giovani chiedono ascolto e coinvolgimento nelle scelte che riguardano il futuro.

Un incontro organizzato per mettere in fila i risultati dell’indagine “Le relazioni con il futuro attraverso gli occhi dei giovani” condotta da LAN (Local Area Network).

Radiografia di una generazione. Una generazione «che si sente insicura, che ha paura del fallimento, che vive una condizione di forte stress e ansia». Ma che, al contempo, «vuole essere parte integrante delle scelte future» e, soprattutto, «vuole che si parli “a” noi, non “di” noi». A scuotere le coscienze degli adulti, dall’aula magna del liceo Quadri di Vicenza, è Lucia Milan. La studentessa dello scientifico è stata protagonista, giovedì primo dicembre, del seminario progettuale “Gen Z. Come stai?”, promosso da Beate Vivo Farm in collaborazione con la scuola stessa e con Vicenza Valore Comunità.

Un incontro organizzato per mettere in fila i risultati dell’indagine “Le relazioni con il futuro attraverso gli occhi dei giovani” condotta da LAN (Local Area Network).

Partendo dai dati emersi nel corso dello studio – elaborato assieme agli studenti dei Licei Quadri e Fogazzaro di Vicenza e Brocchi di Bassano – il convegno ha posto le basi per definire un nuovo modello di rapporto giovani-adulti ma, anche, alunni-scuola, come ha ricordato la giornalista de Il Giornale di Vicenza Chiara Roverotto, che ha moderato il dibattito.

Un nuovo paradigma che è poi alla base di Beate Vivo Farm: «Beate Vivo Farm è un’impresa di innovazione sociale nata in un momento storico in cui le relazioni sono e devono essere il focus della società – spiega la presidente Ketty Panni – una società in cui, attualmente, c’è un grosso paradosso: sembra che tutto vada bene e, al contempo, che tutto vada male».

Luci e ombre che emergono dal questionario (somministrato la scorsa primavera ad un campione di circa 3mila adolescenti) anche da un primo, significativo elemento: il 74,7% dei giovanissimi si sente stressato a livello scolastico. Uno stato peggiorato dopo la pandemia per il 52,2% degli intervistati che, anche per questo, negli ultimi due anni ha preso in considerazione l’abbandono scolastico (il 30,8%).

«Sebbene il 74,4% dei ragazzi tra dieci anni si veda ben inserito nel mondo del lavoro, l’idea di futuro tra i 17-18enni di oggi è fortemente in crisi – rileva Luca Romano, direttore di LAN – complice la pandemia, la crisi economica, il cambiamento climatico, la guerra, emerge uno spaccato di grande transitorietà che impone alla scuola, alla politica, alla società, di investire nell’ascolto e in un uso “didattico” della realtà extrascolastica».

Altro indicatore allarmante è che il 27,9% si dichiara vittima di cyber-bullismo e che l’83,6% viva condizionato da standard di bellezza elevati strettamente correlati ad un rapporto “pessimo/malato” con il cibo. Ragazzi, dunque, potenzialmente a rischio di sviluppare disturbi dell’alimentazione quale sfogo di un disagio personale e generazionale.

Secondo il dottor Enrico Ceccato, psicologo del Dipartimento di Salute mentale dell’Aulss 8 Berica, «assistiamo ad una grave difficoltà degli adolescenti di oggi, non si capisce più se siamo dentro ad una pandemia, dunque transitoria, o ad uno stato endemico, ovvero parte del tessuto adolescenziale “normale». In altre parole, una “tempesta perfetta”.

Che la fase giovanile sia complessa e delicata non è una novità, osserva anche la dottoressa Francesca Russo, Direttore prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria della Regione Veneto: «La pandemia ha peggiorato lo stile di vita, determinando una regressione e acuendo i problemi alimentari – rileva Russo – ma c’è, al contempo, una presa di coscienza da parte dei ragazzi, che iniziano a dare un nome ai loro bisogni».

A cominciare dalla scuola, che per la studentessa Lucia Milan dovrebbe prevedere «più ore di educazione civica, meno pressioni e meno pretese dal punto di vista del merito, maggiore attenzione, oltre che al nozionismo, alle abilità extra-didattiche, ossia le famose soft skills sempre più richieste dal mercato del lavoro».

Ma la scuola di oggi, è in grado di farlo?

«La scuola fa molto – garantisce Martina Polo, dirigente del liceo Brocchi di Bassano – ma potrebbe fare di più se il dialogo con le istituzioni e il territorio permettesse di rinnovarsi e di uscire da un “contenitore” antiquato, proponendo attività pomeridiane o modificando il calendario: servono davvero due mesi di stop durante l’estate?»

Per Maria Cristina Young, referente area Benessere e salute dell’ufficio scolastico provinciale, molte risorse esistono già. «C’è una normativa del Miur per gli studenti-atleti che ci dà gli strumenti per aiutare i ragazzi a conciliare studio e sport, poi ci sono i piani didattici personalizzati, misure che però, ovviamente, vanno applicate».

Un imperativo per la Regione, oggi più che mai, assicura Manuela Lanzarin, assessore alla sanità e ai servizi sociali del Veneto. «Il disagio giovanile, che può sfociare in disturbi alimentari e persino atti di autolesionismo ci obbliga ad interrogarci e a mettere in atto una programmazione multidisciplinare e multisettoriale, perché c’è bisogno di competenze diverse attorno ad uno stesso problema», evidenzia Lanzarin. Condivisione e trasversalità sono dunque le parole chiave per concorrere, tutti assieme, al raggiungimento del benessere psico-fisico individuale e collettivo, conclude Lanzarin rammentando il Piano di prevenzione regionale 2021-2023 e la campagna “Vivo Bene”.

Vivere bene è, del resto, la via maestra percorsa da Beate Vivo Farm.

«Ringrazio Lucia perché ci ha dato uno scossone e uno stimolo e ci indica che con il progetto Relazionésimo, siamo sulla strada giusta – ribadisce Ketty Panni – e da forza alla domanda che con Ombretta Zulian ci facciamo praticamente tutti i giorni è: “Cosa lasciamo in eredità a questa terra?”.- La salute, il benessere, non sono solo valori astratti ma parametri economici e in Veneto, terra di manifattura abituata “a sporcarsi le mani”, lo sappiamo: se stiamo bene lavoriamo meglio e viviamo meglio; la sostenibilità, la circolarità, non è solo ambiente, ma welfare, sociale, persona».

Un impegno comune e un invito al “prendersi cura”, è l’auspicio di Ketty Panni e il lascito, prezioso, del primo seminario di Beate Vivo Farm interamente dedicato alla “Gen Z”.

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