Relazionésimo. Dall’economia del prodotto all’economia delle relazioni per la sostenibilità dell’essere umano

Il volume “Mutamenti 2022”, edito da Marsilio (collana Ricerche) per iniziativa di BCC Pordenonese e Monsile, ospita questo intervento di Ketty Panni e Ombretta Zulian fondatrici di Beate Vivo Farm e ideatrici di Relazionésimo. (1)

«Donati il tempo per essere felice, entra nell’era del Relazionésimo» è l’imperativo del tempo presente che proponiamo a chi ci incontra. Sentiamo l’esigenza di un ripensamento profondo dell’economia, del rapporto con il capitale umano e dei modi in cui la società si prende cura dei propri membri e della Terra che ci ospita. Vogliamo essere protagonisti di un vivere economico e sociale che faccia evolvere l’attuale impostazione basata sul semplice, vettoriale, “dare per avere”, tradotto solo in costi e ricavi e in algoritmi digitali. Crediamo piuttosto nell’idea di un “dare per ricevere” che amplifichi e faccia ricadere gli effetti economici e sociali generati su una platea più ampia di attori. Ben al di là del solo aspetto cliente/fornitore. Riteniamo che nei nostri conti economici sia necessario aggiungere ai segni più e meno anche il per degli effetti moltiplicatori delle nostre azioni/decisioni e il diviso dell’impatto che vogliamo avere nella comunità in cui viviamo. Così come nei nostri stati patrimoniali dobbiamo integrare all’utile (o alla perdita) di esercizio anche il valore, immateriale ma tangibile, dell’utile (o della perdita) sociale che nel frattempo si è registrato nel nostro territorio o nell’ambiente che ci circonda.

Vogliamo perseguire l’idea di una felicità condivisa che sappia garantire la sostenibilità della persona (mente-corpo-spirito) nella società e nell’ambiente attraverso una economia circolare e generativa basata sul Relazionésimo.

Direzione Relazionésimo, il necessario cambio di paradigma.

Siamo di fronte a un bivio. Da un lato la strada conosciuta, quella di cui possediamo le mappe satellitari ma della quale comprendiamo che la destinazione finale è ormai incerta, instabile, insostenibile. Dall’altro, la strada nuova che è tutta da segnare, tracciare e costruire. Non sappiamo se nel percorso troveremo punti d’appoggio, o quanto distante è la destinazione finale, ma sappiamo che è l’unica via da intraprendere, per quanto incerta, faticosa o piena di insidie. È la via del Relazionésimo che si fonda sulla sostenibilità dell’essere umano e sulla circolarità dell’economia imperniata sul “dare per ricevere” e non più sul “dare per avere”.

Il bivio è di fronte a noi, in quella strada a senso unico che è la vita, che marcia solo in avanti perché indietro non si può tornare. Ed è una strada sempre più affollata da milioni, miliardi di persone in tutto il pianeta. Tutti che corrono, sempre più velocemente, consumando e inquinando.

In questo contesto corriamo anche noi, il più delle volte in-consapevolmente come fanno i criceti nella loro piccola ruota, che gira e rigira ma che sta sempre lì, chiusa dentro la gabbia, sempre ferma nello stesso posto.

La nostra gabbia si chiama globalizzazione. La si può chiamare, per le sue regole e per le sue infrastrutture, anche economia estrattiva. Nella nostra visione, crediamo sia più corretto definirla “ego-nomia” (2). È l’egonomia, del lucro e del profitto, funzionale a sé stessi. Disinteressata, distaccata e distratta da ciò e da chi ci sta attorno: il territorio, il pianeta, le persone. È l’egonomia della crescita continua, delle performance a prescindere e dell’incremento infinito dando per scontato che le risorse siano infinite. È l’egonomia che ci ha portato alla “Supersocietà” (3).

È l’egonomia che, solo oggi, si è accorta del discorso sulla “sostenibilità”. Non sappiamo ancora se per consapevolezza, per convenienza o per costrizione. Siamo arrivati tardi (gli effetti del 2030 sono già crudelmente dentro i nostri giorni, dalla pandemia, alla guerra, alla siccità…) a impegnarci per un qualcosa che conoscevamo da lungo tempo; ma abbiamo fatto finta di niente, finché gli effetti non si sono visti improvvisamente e concretamente. Ma, anche qui, rischiamo di sbagliare l’obiettivo e di guardare in maniera distorta, sfocata o strabica ciò che sta accadendo all’umanità.

Per la sostenibilità dell’essere umano: l’alleanza con le giovani generazioni

«A essere in pericolo è l’essere umano, non il pianeta. Il pianeta si salva da solo» disse Walter Ganapini alla Giornata della Generatività sociale di Padova nel novembre del 2019. Questa frase, molto netta e precisa, costringe a cambiare le lenti con cui si guarda l’evoluzione eco-sistemica del mondo.

È una frase che interroga la nostra vita, in ogni istante, sapendo che ogni comportamento (attivo o passivo) incide nei fenomeni economici, ecologici e sociali immediati, prossimi e venturi. Ognuno di noi è produttore di un “effetto farfalla”, di un “effetto relazionale”, in ogni istante. E noi siamo il frutto delle nostre relazioni del passato.

Ci dobbiamo interrogare sull’Eredità che lasciamo ai “nostri” figli e, più in generale, a chi verrà dopo di noi.

La parola Eredità siamo abituati a rapportarla a un valore numerico, somma del “quantum” materiale e finanziario che lasciamo, alla nostra morte, ai legittimi eredi. Ma a questa Eredità non abbiamo mai associato ciò che lasciamo di immateriale in aggiunta a questo quantum strettamente economico. Non abbiamo mai pensato che una ricchezza materiale può essere inficiata, penalizzata o perfino completamente depauperata dal contesto socio-economico e ambientale che collettivamente lasceremo al momento del “passaggio”.

Ecco allora che se realmente abbiamo a cuore l’avvenire delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, o se sinceramente vogliamo dare vita a condizioni sociali, economiche e culturali favorevoli a una ripresa della natalità per invertire la drammatica curva demografica in atto, dobbiamo modificare la nostra prospettiva che ci vede legati e in simbiosi con il destino delle prossime generazioni. E questo significa applicare i principi della generatività sociale: desiderare, mettere al mondo, far crescere e lasciare andare. Ed è in quel “lasciare andare” che dobbiamo concentrarci cercando di essere adulti saggi e trasmissivi di esperienza e di risorse piuttosto che adulti egocentrici e egoistici. Ai giovani dobbiamo dare ascolto, strumenti, opportunità e fiducia. Dobbiamo altresì imparare a leggere, vedere e agire con i loro occhi, con i loro sentimenti, con i loro strumenti impegnandoci in un dialogo, a volte faticoso, che è reciprocità di legami e non di de-responsabilizzazione caratterizzata dal quel “tocca a voi” che oggi ha il sapore di un “arrangiatevi”.

Noi adulti diamo per scontato che il modo giusto di stare al mondo sia quello che abbiamo sempre visto e vissuto, un vivere quasi immutabile. Un vivere che deve farsi resiliente ai mutamenti in atto mentre, la saggezza dovrebbe spingerci a un sostanziale cambio di paradigma.

I giovani, invece, sembrano guardare il tutto con occhi completamente diversi, comprendendo che gli è capitato di vivere il loro pezzo di storia dell’umanità in un momento di crisi eco-sistemica epocale.

Questi giovani – con la ricerca “Stacco tutto” (4) condotta da Sara Sampietro, ricercatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, promossa in collaborazione con Beate Vivo Farm e presentata a Relazionésimo 2030 – ci dicono chiaramente che prioritaria è la sostenibilità della loro vita dentro modelli culturali, sociali, economici e ambientali che non sono quelli che abbiamo lasciato loro in eredità.

Il Relazionésimo: riscoprire l’origine e l’essenza della οἰκονομία

Dobbiamo reinterpretare e rinnovare l’essenza della parola «economia» (dal gr. οἰκονομία, amministrazione e cura della casa). Il nostro scopo dev’essere quello di stimolare concretamente la nascita di un movimento umano, culturale ed economico che affermi l’importanza delle relazioni e dell’amore nella vita, come modello ispiratore e educativo sulla conoscenza del “vivere felici”.

Dobbiamo prenderci la nostra parte di corresponsabilità e attivarci. Per questo a gennaio 2021 abbiamo fondato «Beate Vivo Farm» (Beate Vivo: dal latino «vivo felicemente»), un progetto d’impresa che esprime l’esigenza di armonia, di equilibrio e di leggerezza dentro la complessità contemporanea reagendo al rischio di una disumanizzazione della vita delle persone e delle organizzazioni a fronte della quale vuole avviare una nuova era fondata sul «Relazionésimo». Ovvero un agire sociale, culturale ed economico che affermi l’importanza delle relazioni come motore di sviluppo trasversale a tutte le sfere dell’attività umana.

L’attività economica, attraverso la cultura delle relazioni, diviene in tal modo fattore determinante per nuove modalità di rapporto tra le diverse realtà del territorio. Capaci di generare nuove complementarità produttive tra le sfere privata e pubblica.

Dobbiamo perseguire in questa maniera sia la dimensione Core (valore economico) che la dimensione Care (valore sociale) del business in un continuo mutuo sostegno e circolarità. L’impresa assume così la postura della C-Corp (5) (Impresa-Comunità) per attivare con intenzionalità relazioni di reciprocità, di collaborazione e di cooperazione con i livelli istituzionali e con le forme di cittadinanza attiva, creando valore condiviso.

Beate Vivo Farm, quindi, propone di «viaggiare nella cultura delle relazioni con l’emozione della scoperta attraverso l’etica del fare».

L’Era del Relazionésimo secondo il “metodo Beate Vivo”

Con questo nuovo approccio alla visione e all’azione economica proponiamo il “metodo Beate Vivo” per la cura delle relazioni – fondato su conoscenza, studio e applicazione – per uscire dalla rassicurante comfort zone costituita dagli abituali e limitanti schemi di azione che nella complessità del presente non funzionano più, per sperimentare, rischiando, il cambiamento e investire risorse economiche in una innovativa grande sfida: il Relazionésimo.

Beate Vivo Farm sperimenta e diffonde buone pratiche e casi di successo con il supporto di esperti e accademici. Ciò significa prototipare, testare e implementare soluzioni innovative a partire dall’identificazione dei nodi da sciogliere. Verificando le soluzioni con la logica della startup. Il modello sperimentato e verificato in un territorio circoscritto viene poi condiviso ed esportato (disseminato in una sorta di franchising innovativo). Per questo Beate Vivo Farm raccoglie e riunisce, in forma collaborativa e contributiva, persone, imprese e istituzioni che condividono senso e finalità del Relazionésimo e che agiscono operativamente nella comunità.

Doniamoci il tempo per essere felici

«Donati il tempo per essere felice» è il claim e l’ispirazione che ha caratterizzato la prima edizione di {Relazionésimo}* Expo Summit – Festival delle Relazioni che ha avuto il suo battesimo alla Fiera di Vicenza dal 15 al 17 luglio 2022. Quello proposto è stato un evento inedito che – attraverso i linguaggi dell’arte e della cultura, l’apporto della conoscenza di accademici ed esperti e la presenza di alcune realtà imprenditoriali che hanno accolto la sfida di mettersi in relazione con il pubblico – ha proiettato i visitatori in una dimensione emozionale, sensoriale, riflessiva, prospettica e concreta per guardare oltre e che ha aperto lo sguardo e l’anima verso la nuova direzione da noi auspicata.

Tutti noi ricerchiamo l’armonia, l’equilibrio e la leggerezza per rispondere alla complessità contemporanea. Lo “status” di felicità, a cui l’essere umano ambisce, è una condizione di benessere integrale con sé stesso, con le altre persone e con il pianeta e ci consente di coniugare aspetti, opposti e contrastanti: reciprocità e autonomia, generosità e interesse, diritti e doveri, valori tangibili e intangibili.

Solo nel riconoscimento della propria dipendenza ineludibile dall’altro/a, nel bisogno di appartenenza e di legame con gli altri e le altre attiviamo un circuito di reciprocità che ci aiuta a vivere nella complessità.

L’attuale fase di post-pandemia sta evidenziando una potenziale transizione/commistione/ibridazione/confluenza tra la “dimensione umana” (corpo, mente e spirito) legata alla natura degli esseri viventi e la “dimensione virtuale”, derivante dalla sempre più pervasiva presenza di tecnologia-tecnocrazia collocata nell’immaterialità del digitale.

Ma l’identità soggettiva e delle comunità non è statica: richiede negoziazione, riconoscimento, impegno e soprattutto Relazioni concrete a tutti i livelli. È ormai indispensabile e improrogabile affermare la centralità della persona e delle relazioni umane in ogni scelta culturale, politica, economica, sociale e ambientale.

Per concludere riteniamo che serve progettare non per i territori, ma con i territori; non per le imprese, ma con le imprese. In un processo economico, ecologico e sociale autenticamente condiviso che sappia rovesciare le dinamiche tradizionali per ritrovarsi come comunità intorno alle relazioni, vero cuore del nostro esistere, vero motore di felicità, vero volano di sviluppo per produrre valore condiviso.


1. Beate Vivo Farm è l’azienda costituita nel 2021 da Ketty Panni e Ombretta Zulian. Tra i primi progetti vi è l’ideazione di {Relazionésimo}* – Expo Summit – Festival delle Relazioni la cui prima edizione si è tenuta alla Fiera di Vicenza dal 15 al 17 luglio 2022. Relazionésimo è il neologismo creato dalle due imprenditrici vicentine per definire l’era che è stata avviata per riportare l’essere umano e il pianeta a essere i destinatari finali dei nostri comportamenti e del quale è consultabile il “Manifesto” al sito www.relazionesimo.it.

2. Con l’aiuto dei amici e collaboratori, stiamo ragionando a fondo su alcuni termini in uso, spesso solamente riportandoli alla loro origine semantica e, altri, ridefinendoli anche abbinandoli a piccoli ritocchi linguistici che ne ribaltano il senso. Dalle nostre chiacchierate con Guido Zovico è nato il raffronto economia/egonomia così come il core e il care business, come altri che troveremo più avanti nel nostro percorso verso il Relazionésimo, neologismo che è diventato il nostro punto di partenza e destinazione.

3. “Supersocietà. Ha ancora senso scommettere sulla liberà?” è il titolo dell’omonimo libro di Mauro Magatti e Chiara Giaccardi (ed. Il Mulino, 2022).

4. La ricerca “Stacco Tutto: verso una felicità sostenibile”, è curata da Sara Sampietro e promossa dall’Istituto di ricerca Arc dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’ecosistema Generatività.it in collaborazione con Beate Vivo Farm, che indaga come le nuove generazioni sembrano orientarsi sempre più verso la ricerca di un equilibrio interiore ancorato a uno stile di vita che possa garantire stabilità organizzativa ed emotiva.

5. cit. Paolo Gubitta e Guido Zovico in Padova Capitale Europea del Volontariato 2020 https://www.padovaevcapital.it/limpresa-del-fare-comunita/

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