Verso l’economia delle Relazioni

ketty panni e ombretta zulian

Passare dall’economia del prodotto all’economia delle relazioni può sembrare una sfida, ma è un passaggio irrinunciabile. In occasione del Festival Città Impresa di Vicenza svoltosi dal 6 all’8 maggio, Beate Vivo Farm è stata protagonista all’incontro Verso il Relazionésimo, per parlare di un’economia in cui l’uomo si relaziona con il suo prossimo, il pianeta e la comunità in cui vive. Una visione dirompente, ma anche concreta grazie alla storia di imprenditrici che hanno scelto il Relazionésimo come motore di sviluppo di tutte le sfere dell’attività umana, tra cui la loro impresa.

«Relazionésimo unisce la parola relazione con la componente umana» – ha ricordato Ombretta Zulian in occasione dell’evento. «Applicando il Relazionésimo è possibile generare una nuova economia nel suo significato originale: quello dell’avere cura. Avere cura della casa, dell’ambiente dove siamo, delle nostre industrie. Un nuovo metodo di fare economia che porti non al dare per avere, ma al dare per ricevere. Il Relazionésimo se praticato è in grado di aumentare e diversificare il tipo di prosperità che noi generiamo, per noi stessi e per le generazioni future».

Come può un imprenditore partecipare a questo tipo di rivoluzione e a che costo personale? Non si tratta di fare un salto nel vuoto, ma un salto nelle relazioni mettendosi in discussione e attuando un patto di rinnovamento che passa per atti di coraggio e verso una mentalità pronta ad investire nel futuro. Ne è la riprova la storia di Ketty Panni, co-fondatrice di Beate Vivo Farm. «Per me l’imprenditore è chi fa impresa, non chi fa azienda. Nell’azienda metalmeccanica che ho rappresentato per anni sono stata fagocitata dai numeri, dal fatturato, dall’Ebitda e non ero felice. Non mi sentivo più in collegamento con la terra e non ero sostenibile per me stessa e per la società. Ho scelto quindi di scendere dalla ruota del criceto e ho lasciato l’azienda dopo 32 anni. Ho fondato con Ombretta Zulian Beate Vivo Farm e il Relazionésimo è la mia sfida per il benessere di questo luogo e il mio impegno morale per tornare ad essere un imprenditore che fa impresa e comunità».

La concretezza delle relazioni passa anche dal sapere. Il professore Daniele Marinidocente dell’Università di Padova ha evidenziato come quello che stiamo vivendo in questi anni non sia semplicemente un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca e un cambio cognitivo culturale. «Dobbiamo rivisitare regole e forme mentali con le quali siamo cresciuti perché il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro non è una novità, ma quello che avviene oggi in virtù di questa discontinuità culturale assume una venatura diversa e radicale. Le giovani generazioni sono portatrici di un elemento chiave culturale dettato dalla soggettività. Sono molto attente al tema del sé e fanno scelte che rispondono alla domanda: che gratificazione ho nello svolgere un determinato compito? Sono alla ricerca di una gratificazione espressiva, qualitativa e relazionale. Esprimono un’idea di lavoro che è intesa più come percorso di carriera e non come posto di lavoro. Questo portato culturale si scontra con l’orientamento prevalente degli imprenditori di oggi che provengono da un’esperienza del ‘pancia a terra’ e lavorare. C’è un tema di codici differenti. Quindi, o le imprese sono in grado di presentarsi con una veste nuova e diversa dove l’attenzione alla persona diventa un asset strategico, o il fenomeno della fuga dei cervelli e dei licenziamenti da parte dei giovani continuerà».

C’è poi chi, senza saperlo, in qualche modo applica il Relazionésimo sia in termini di lavoro sulla comunità sia in termini di ripensamento di tutta una filiera industriale. Durante l’evento Roberto Milani, Ad iMilani e cofondatore di Win:Win ha portato la sua esperienza raccontando come è riuscito a rinnovare la propria azienda dando un nuovo significato alle relazioni tra le persone. «Per me le relazioni sono alla base dell’azienda» – ha ricordato. «Spesso le relazioni sono anche conflitto, e dobbiamo imparare a lavorarci e a gestirlo perché un gruppo che non confligge non funziona. Come azienda stiamo ragionando su molti aspetti organizzativi e ai dipendenti stiamo chiedendo perché hanno deciso di credere in noi. Stiamo lavorando molto sul welfare portando la sostenibilità all’interno dell’azienda. Organizziamo sedute di fisioterapia preventiva in azienda, abbiamo realizzato una palestra sempre e facciamo prevenzione oncologica grazie al lavoro di un’associazione. Quest’anno lavoreremo sull’alimentazione. Una corretta alimentazione in pausa pranzo, al mattino, sera aiuta i dipendenti a vivere meglio, non solo in azienda ma anche fuori. Questo significa per noi è rendere l’ambiente lavorativo attrattivo. Senza questo sarei un imprenditore più triste e non riuscirei a trasmettere il mio entusiasmo agli altri. Bisogna essere imprenditori che lasciano il mondo migliore di come lo abbiamo trovato».

Dopo tutte queste riflessioni una domanda sorge spontanea: quanto valgono e pesano, nella nostra vita, le Relazioni? A questo quesito si cercherà di rispondere durante Relazionésimo 2030”, il primo Expo Summit Business to People and Planet in Europa in programma alla Fiera di Vicenza dal 15 al 17 luglio. Un momento divulgativo per accendere la scintilla delle relazioni e offrire un alto valore scientifico, culturale, artistico e intellettuale.

Un’occasione unica rivolta a un vasto pubblico per conoscere, scoprire ed evolvere opportunità e vantaggi legati ad una fascia sempre più importante di Relazioni, quelle tra Persone, Impresa e Pianeta.

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