Intervista a Lorena Guglielmucci

Lorena Guglielmucci

Cosa l’ha spinta ad abbracciare il progetto “Relazionésimo 2030 – Expo Summit delle Relazioni”?

Sono una persona molto curiosa e tutto quello che mi viene proposto suscita in me interesse. È stata Ombretta Zulian a coinvolgermi. Ho visto la sua dedizione al progetto e ho capito che avevo davanti una persona che credeva in quello che stava facendo. Da quel momento, mi sono documentata, ho cercato di entrare in sintonia. La cosa fondamentale non era tanto conoscere statistiche e numeri, ma stabilire un contatto con lei. È una persona spirituale e la chiave per capire il Relazionésimo è leggere e interiorizzare i sentimenti che muovono il team in questa “operazione felicità”. Sono in un periodo della mia vita molto particolare, perché aspetto un figlio e, quindi, qualsiasi cosa muova verso sentimenti positivi probabilmente mi coinvolge molto di più.

Lei è un’autrice televisiva e, sicuramente, non è la prima volta che esplora il mondo delle Relazioni. Cosa c’è di diverso questa volta?

Il mio lavoro si basa sul rapporto con l’altro, perché i programmi sul piccolo schermo si reggono sulle storie. Almeno la maggior parte di quelli per cui ho lavorato. In questo caso è lo scopo a fare la differenza. L’obiettivo nel mio mestiere è di intrattenere, quello di Relazionésimo è di migliorare la società. Qualcosa di molto più grande di quello che io posso fare nel lavoro

La base dell’Era del Relazionésimo è il legame universale tra le Relazioni

È una questione di equilibri e di interazioni. Questo l’ho sempre compreso anche nel mondo lavorativo di cui faccio parte. L’aspetto che mi ha fatto riflettere, e su cui molti non si soffermano, è quello di chiedersi se la nostra vita è realmente felice o se il nostro impegno per renderla tale è sufficiente. Io, per esempio, sono sempre stata individualista. La mia felicità non la mettevo in circolo e invece nel momento in cui si genera felicità deve essere posta a servizio dell’altro, perché noi viviamo di Relazioni. Non ci occupiamo mai abbastanza di chi è attorno a noi. Questo passo in più non lo avevo mai fatto. La società ci porta ad essere un po’ egoisti. La strada giusta, invece, è mettere in circolo. Del progetto “Relazionésimo 2030” mi ha colpito l’attenzione alle Relazioni a tutto tondo, quelle con il Pianeta, con tutto quello che ci circonda. Siamo sempre troppo poco attenti, non facciamo mai abbastanza per essere in connessione con la Terra. Non ce ne preoccupiamo vedendola come una cosa lontana. Me ne accorgo ora che aspetto un figlio e mi si pone davanti il futuro che gli lascerò. Questo è l’obiettivo più ambizioso di Relazionésimo. La grande sfida.

La società oggi è pronta a questo grande cambiamento culturale?

Quello che abbiamo passato con la pandemia ha completamente stravolto il nostro modo di vivere. Ci ha messo di fronte e permesso di confrontarci con le nostre più grandi paure, chiedendoci di convivere con la nostra solitudine. Questo è stato il più importante cambiamento a cui ho assistito e, forse, è l’opportunità per prendere un’altra direzione.

Quali ostacoli bisogna superare per arrivare a questa nuova Era?

Sicuramente l’egoismo umano. Fondamentalmente è complesso fare in modo che le persone siano sincere fino in fondo nei rapporti con gli altri. Nelle Relazioni si è sempre alla ricerca di avere un tornaconto personale, una sorta di do ut des. Questo è il vero ostacolo da abbattere.

Un primo passo per questa rivoluzione sociale sarà la tre giorni in Fiera con “Relazionésimo 2030 – Expo Summit delle Relazioni” Certo una grande occasione per intraprendere la strada del cambiamento partendo dalle basi.

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