Trivellato, i segreti di un business etico a ispirazione «socialdemocratica»

luca trivellato

Entro il 2027 «transizione completa sull’elettrico»
«Il mondo dell’auto è performance e velocità. Ora stiamo scoprendo un nuovo modo di rapportarci al mercato». Portare avanti un business consapevole, in ogni settore produttivo, significa riflettere tanto sull’impatto che la propria attività ha nella società (e nell’ambiente), quanto sul modo in cui lo si costruisce. Luca Trivellato, titolare delle storiche concessionarie Mercedes vicentine, ci parla dei valori portati avanti dall’azienda – che sarà tra le protagoniste di Beate Vivo Expo-Summit (LINK A SITO Realaxiinésimo2030) dal 15 al 17 luglio 2022 presso la fiera di Vicenza – tra abitudini responsabili secolari e sfide decisamente più moderne.
Di cosa si occupa la vostra azienda?
«Da 60 anni distribuiamo prodotti Mercedes, sia auto che veicoli. Come azienda in realtà l’anno prossimo compiremo 100 anni. Siamo tra le più antiche aziende di distribuzione sul territorio, e siamo rimasti sempre un business di famiglia.
Perché avete deciso di entrare in Beate Vivo Farm(LINK A SITO FARM)?
«Il mondo dell’auto è purtroppo, forse anche un po’ per colpa nostra, ancora visto solo come un settore inquinante. Noi riteniamo che non sia più così, oggi. Noi rappresentiamo un marchio che sta producendo, raddoppiando di fatto la sua gamma, tutte le scocche che produce con un motore termico, anche con un motore elettrico. Entro il 2025-2027 avverrà una transizione completa sull’elettrico. Noi come azienda apprezziamo molto questo sforzo, e stiamo certificando anche la nostra impronta verde, perché essendo un’azienda di servizi inquiniamo già quasi niente, ma mettiamo in campo anche azioni di riciclo per le batterie e l’olio esausto. Insomma, crediamo in un nuovo senso di responsabilità, come impresa, verso l’ambiente, così come verso le persone».
Nella vostra azienda applicate politiche di welfare?
«Il nostro welfare aziendale è molto semplice. Partiamo da stipendi più alti della media del settore, e poi ogni dipendente ha un sistema premiante legato a obiettivi annuali. Con la fondazione Francesco Trivellato, dedicata a mio padre, assegniamo borse di studio ai figli dei nostri dipendenti e garantiamo un welfare sanitario che permetta loro di ricevere le migliori cure in caso di necessità».
Quanto è importante per voi la costruzione e la condivisione di relazioni positive in azienda – al di là del business?
«Per noi lo era anche prima che si parlasse di welfare. In azienda abbiamo ereditato un principio di tutela delle nostre maestranze che arriva da una vecchia visione socialista dell’impresa, e dagli insegnamenti di Adriano Olivetti. Princìpi di una cultura più di matrice teutonica socialdemocratica, forse. Probabilmente un po’ abbiamo assorbito questo dalla Germania, un po’ abbiamo scelto di rappresentare un’industria tedesca per questo motivo. A testimonianza della nostra filosofia c’è l’indice di rotazione dei dipendenti. Chi lavora da noi va in pensione dopo 42-43 anni in azienda. Questo è un segnale di come funzionano i rapporti in azienda. E questa situazione di partenza rende meno essenziale la presenza di un sistema di welfare organizzato. Se si sta bene in azienda c’è meno bisogno di welfare».
Cos’è, secondo lei, un business consapevole?
«Un business consapevole è un business che viene condotto in modo onesto. Tutelando i consumatori, i clienti; responsabilizzandoci a livello sociale, ambientale, ed economico con i nostri collaboratori. Quando si fa impresa in modo eticamente corretto nei confronti della società.Organizzando lo sviluppo dell’attività in maniera serie, adottando princìpi di tutela ambientale e sociale. Noi firmiamo un patto etico con i nostri dipendenti. Ci prendiamo cura di tante cose, garantendo trasparenza e serietà in ogni momento».
Qual è, dal suo punto di vista, il segreto per vivere felici e produrre benessere?
«Siamo più di 400 e credo che ognuno di noi consideri l’azienda come se fosse propria. Quando vedo magazzini in ordine, officine pulite, pochi ritardi e giorni di malattia – perché le persone stanno bene anche fisicamente – capisco che l’azienda funziona bene. I nostri rapporti interpersonali sono familiari e quotidiani – ci si dà del tu con tutti – il mio ufficio è sempre aperto, lo sanno i dipendenti e i manager. Non è un’azienda verticalista, ma democratica. Anzi, direi socialdemocratica, nel senso più alto del termine, perché l’azienda è un soggetto politico. Siamo una proprietà che tutela i suoi dipendenti. Non licenziamo mai, ad esempio, ma risolviamo i problemi di bilancio in altri modi.
Nel 2022 ci sarà il primo Beate VivoExpo-Summita Vicenza, sulle relazioni tra azienda e pubblico. Cosa vi aspettate?
«Sarà sicuramente un bell’esperimento. Noi arriviamo dall’industria dei motori, che ha sempre avuto la velocità e la performance come valori. Ora il mondo dell’auto si sta sempre più intrecciando come la responsabilità sociale e ambientale, e noi guardiamo a questo mondo come grande attenzione. È una nuova filosofia, quella del vivere con moderazione, che non apparteneva al mondo dell’automobile. Stiamo scoprendo una maniera diversa di rapportarci al pianeta e al mercato».

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